Scritto da Nicola il 8 settembre 2009 — marketing pmi
Ieri pomeriggio stavo controllando la campagna marketing di un amico che mi chiedeva come potenziarne l’efficacia.
La campagna stava già funzionando discretamente bene e permetteva di acquisire nuovi clienti con un investimento interessante.
C’erano vari spazi di miglioramento, ma uno su tutti mi è balzato all’occhio…
Mancava un forte “back end”! Cioè una strategia di offerta che permettesse di ottenere un buon profitto dal cliente acquisito. Mi spiego…
Per acquisire un nuovo cliente hai un costo. Costo dato ad esempio dagli investimenti nel marketing.
In seguito a questo investimento ricevi un profitto, dato dal margine che ti porta il cliente nel tempo.
A volte, anziché limitarti a potenziare la campagna di acquisizione clienti, puoi potenziare il meccanismo di offerta che sta DOPO aver acquisito il cliente. Strutturando la prima vendita per portare, in modo naturale, ad altri acquisti dopo il primo. E con questi, maggior profitto per te.
Più aumenti il profitto per cliente acquisito, più puoi permetterti di investire per acquisire nuovi clienti. E più puoi permetterti di investire per acquisire nuovi clienti, più facile ti è catturare quote di mercato dalla concorrenza.
Una buona strategia per aumentare le conversioni, quindi, deve tener conto anche dell’aspetto “strategia di offerta”.
Ed è proprio questo uno degli elementi che con Giulio abbiamo messo a disposizione nel nuovo corso “Acquisire Clienti – Conversioni”. Dove troverai non solo modi per generare traffico e comunicare in modo più efficace. Ma troverai anche delle strategie di offerta per aumentare vendite e profitto.
Il corso sarà in vendita per poco tempo… a partire dalle h16 di oggi e fino a venerdì alle h19.
Per saperne di più, visita questa pagina.
Scritto da Nicola il 2 settembre 2009 — marketing pmi
Se gestisci una PMI, le logiche del direct response marketing possono tornarti particolarmente utili; perché riesci a tenere sotto controllo quanto spendi, tener traccia di quanto guadagni, e ripetere gli investimenti che funzionano.
L’altro ieri, ad esempio, con Matteo abbiamo lanciato una campagna di direct response marketing (e non su Internet!). Sappiamo quanto abbiamo speso. Tra pochi giorni sapremo quali risultati avremo ottenuto. E da lì potremo calcolare il ritorno sull’investimento.
Il direct response marketing è particolarmente comodo quando usato online. Puoi lanciare una campagna spendendo pochi euro e (quasi in tempo reale!) vedere se e quanto ti fa guadagnare. Se funziona e ti fa guadagnare, continui ad investire sulla stessa campagna.
Ti confesso una cosa… anche se ormai ho lanciato tantissime campagne marketing online in decine e decine di settori differenti, ogni volta che lancio una nuova campagna ho paura di sbagliare. Le prime 4-6 ore dal lancio della campagna sono critiche e spesso sono abbastanza tempo per capire se la campagna funzionerà o no.
E, in effetti, a volte la campagna non va (per fortuna succede raramente!). I possibili motivi sono questi… Può essere sbagliato il mercato scelto. Forse è sbagliata l’offerta. Oppure è sbagliata la comunicazione.
Però, se quella che hai lanciato è una campagna di tipo Direct Response, ti rendi subito conto se le cose girano per il verso giusto. E, in caso, puoi apportare all’istante le eventuali modifiche necessarie.
Se leggi i forum e i blog frequentati da marketer, ogni tanto qualcuno dice che il direct response online è finito… che ci vogliono le logiche “2.0″… e tante “amenità” del genere. Da quel che posso vedere ogni giorno, le logiche direct response funzionano. Funzionano ancora e funzionano maledettamente bene.
Invece, chi in Italia basa il proprio marketing solo sul “2.0″… come ad esempio con gli interventi sui social, con le campagne virali, etc spesso fa più fatica per lanciare una nuova campagna; e, soprattutto, ha meno certezze sul risultato e sulla sua ripetibilità nel tempo del ROI ottenuto.
Uno dei temi importanti quando lanci campagne di Direct Response, è che “convertano” bene. Una campagna che “converte” bene ti fa avere più vendite e più clienti (a parità di investimento).
Insieme a Giulio, stiamo per proporre un nuovo corso multimediale proprio su questo argomento. Lo abbiamo articolato in 4 aree principali:
1. come convertire di più comunicando in modo più persuasivo
2. come convertire di più proponendo un’offerta più efficace
3. come convertire di più ottendo un traffico di miglior qualità
4. come convertire di più giocando sugli aspetti di grafica e layout delle pagine web.
In più, stiamo per rivelare un tipo di campagna nuova, da usare nei casi più difficili. Questo tipo di campagna si chiama “campagna in 2 tempi”.
Ecco come è nata la “campagna in 2 tempi”… mi era capitato un caso particolarmente difficoltoso, nel quale dovevo proporre un servizio delicato, che il pubblico target solitamente “non vuole”, perché non educato ad apprezzarne i benefici. Cosa potevo fare per accrescere il desiderio verso quel servizio, ed “accelerare” la fiducia del cliente nei confronti di chi lo vende?
Un po’ per disperazione, ho provato a sperimentare questa strategia “in 2 tempi”, prendendo spunto da una tecnica “avanzata” che ogni tanto si usa nell’infomarketing. A sorpresa, ha funzionato anche nel mercato dei servizi! La ho poi riprovata in un’altro caso… ed ha funzionato ancora! La ho mostrata a Giulio, che la ha sperimentata in un suo caso “difficile”. Ed ha funzionato anche lì! Anche questa strategia sarà inclusa nel corso, con i modelli pronti copia/adatta/incolla.
In occasione del lancio, stiamo rilasciando vario materiale interessante (e gratuito!), utile se desideri aumentare le conversioni delle tue campagne. Puoi accedere al materiale disponibile (e ad altro materiale gratuito che pubblicheremo a breve) da questo link.
Ok, questo per oggi è tutto. A presto per altre novità.
Scritto da Nicola il 25 agosto 2009 — marketing pmi, produttività personale
Come probabilmente sai, l’attività che seguo principalmente è disegnare e lanciare campagne di marketing ed acquisizione clienti.
Uno degli obiettivi che mi sono posto per questi giorni di fine agosto ed inizio settembre, è trovare come aumentare la mia velocità nel realizzare le campagne di marketing.
E non parlo delle sole campagne di lead generation online, che sono quelle alle quali dedico più tempo…
Tra le campagne che mi succede di realizzare, ci sono campagne di direct response marketing offline (ad esempio, inviando lettere cartacee); oppure campagne che implicano l’utilizzo dell’email marketing magari insieme a blog e video…
Realizzare alcune di queste campagne richiede tempo. Però una volta realizzata la campagna, è un patrimonio duraturo, che vale parecchio.
Il problema che mi sto ponendo nasce da questa considerazione…
Immagina un mercato in crescita, in cui una delle aziende riesce a realizzare ogni mese una nuova campagna di acquisizione clienti.
Sempre nello stesso mercato, c’è una seconda azienda. Questa però è più veloce: riesce a realizzare campagine di acquisizione clienti (della stessa qualità dell’azienda precedente) in sole 2 settimane.
Chi tra queste 2 aziende ha maggiori possibilità di dominare il proprio mercato?
Immagina ora ci sia una terza azienda… questa riesce a ideare e lanciare una nuova campagna di acquisizione clienti in sole 3 ore.
Quale tra queste 3 aziende ha maggiori probabilità di vincere?
A parità di condizioni al contorno, chi vince è l’azienda più veloce.
E questa delle 3 ore è una “mania” che mi assilla da tempo… in passato ho già realizzato alcuni modelli pronti di campagna marketing; modelli che permettono di lanciare una nuova campagna in sole 3 ore (e alcuni di questi modelli sono disponibili in alcuni miei corsi multimediali online).
La cosa che mi piacerebbe fare è aumentare drasticamente il numero di modelli pronti. E non solo per le campagne online.
La velocità diventa un vantaggio competitivo, ma anche uno strumento per ottenere maggiori comodità e libertà.
Su questo argomento di produttività personale e aziendale, ti lascio 3 consigli veloci, che potrebbero tornarti utili:
Consiglio 1: quando fai una cosa nuova, pensa se un problema o attività simile potrebbe capitarti in futuro; se sì, pensa se quello che stai facendo possa essere adattato per diventare un “modello pronto” da utilizzare in futuro, per farti risparmiare tempo
Consiglio 2: Sei stanco di spiegare ogni volta ai tuoi dipendenti e collaboratori come si fa a svolgere una certa procedura al computer? registra un video dove mostri come si fa!
a tale proposito, puoi usare software che ti permettono di registrare sia lo schermo del tuo computer che i tuoi commenti a voce. Software di questo tipo sono Camtasia (per PC) e Screenflow (per Mac).
Consiglio 3: pensa alle attività che svolgi o che dovrai svolgere, ed elimina qualcosa!
tante delle cose che succede di dover fare sono tempo sprecato, soprattutto quando consideri il tuo talento e il tuo costo opportunità. Cerca un modo per NON farle, oppure trova qualcun altro che le faccia al posto tuo.
Su quest’ultimo punto, ti suggerisco di leggere questo articolo riguardo la gestione del tempo per imprenditori.
Scritto da Nicola il 5 agosto 2009 — modelli di business
L’altro ieri mi è capitato di notare l’osservazione di una persona che criticava le landing page create seguendo modelli standard.
Come probabilmente saprai, una landing page è una pagina dove presenti la tua offerta.
A me personalmente piace utilizzare modelli standard di landing page, cioè modelli che ho inventato e già utilizzato con successo in passato e che riadatto al nuovo caso e alla nuova situazione.
Il vantaggio di un modello standard è che con pochi ritocchi puoi adattarlo a mercati e situazioni differenti, con buone probabilità di ottenere da subito risultati ampiamente soddisfacenti.
Alcuni di questi modelli li trovi mostrati e spiegati in alcuni dei miei corsi multimediali online, a disposizione di chi volesse utilizzarli nel proprio business, per acquisire nuovi clienti.
Una delle critiche (simile a quella che avevo notato l’altro ieri) è che le landing page che usano modelli standard sarebbero sbagliate, perché “fredde e senza cuore”.
Ti presento qui alcune mie considerazioni sull’argomento…
Chi fa queste critiche spesso non ha visto i numeri e i risultati concreti portati dalle landing page “fredde e senza cuore”, in decine di mercati differenti.
Una landing page può convertire maledettamente bene anche quando segue un modello standard.
Ma i vantaggi sono altri… in primis quello della velocità di realizzazione.
In un progetto di acquisizione clienti online, ci sono persone che vogliono partire da zero e che vogliono fare gli “artisti”. Queste persone spesso impiegano almeno 2 settimane prima di creare la prima campagna.
Personalmente, preferisco usare un modello standard, ed impiegare 2 ore (e non 2 settimane!).
Se sei veloce, puoi accrescere in poco tempo il numero di campagne marketing ed acquisizione clienti per la tua azienda, accelerandone la crescita commerciale.
Il secondo vantaggio è che usando dei modelli standard, puoi passare da una campagna all’altra i miglioramenti e le idee che riesci a trovare.
Il terzo vantaggio, è che i modelli standard sono insegnabili ad altre persone. Non hai bisogno del “genio”, ma puoi passare il know how anche ai tuoi dipendenti e collaboratori.
E anche se sei bravo, a volte succede di avere la giornata no, nella quale le idee non vengono. Un modello standard da utilizzare ti risolve i problemi.
Queste considerazioni mi hanno portato a riflettere su un altro aspetto più generale…
Mi è tornato in mente che quando disegni il tuo modello di business online, è importante tener conto di 2 fattori:
1) velocità
2) scalabilità.
A me è successo già in passato di sottovalutare questi 2 fattori, quindi te ne accenno qui (così che non commetta anche tu i miei erroracci da zuccone!)
Ecco una domanda utile…
Il modello di business che hai pensato per la tua azienda, appena vedi che le cose funzionano, permette di farla crescere rapidamente?
Ad esempio, se il tuo meccanismo di acquisizione clienti si basa sul lasciare commenti interessanti nei blog e nei social network, probabilmente hai un problema di velocità.
Lasciare commenti interessanti e personalizzati da caso a caso, costa tempo e fatica.
Meglio poter sfruttare un meccanismo di crescita più veloce (come ad esempio poter permettersi di acquistare pubblicità).
La seconda considerazione è quella della scalabilità; ed ecco la seconda domanda…
una volta che hai trovato un modello di business che funziona e che ti porta profitto, hai l’opportunità di farlo crescere davvero, oppure la crescita è limitata da qualche fattore insormontabile?
Ad esempio, se hai scelto un mercato troppo piccolo, con poche persone che ricercano il tuo prodotto o servizio, potresti avere un problema di scalabilità.
Per oggi finisco qui. Degli aspetti di scalabilità del business parlavo anche l’anno scorso, in questo articolo.
Scritto da Nicola il 13 luglio 2009 — marketing per professionisti, web marketing
Questo articolo probabilmente ti interesserà se sei un consulente di web marketing.
Ti scrivo qui nel blog questa riflessione veloce, che meriterebbe tuttavia una trattazione assai più approfondita.
Vengo subito al punto: il consulente di web marketing per PMI dovrebbe puntare di più al possesso del materiale che ha sviluppato per i clienti.
E ti faccio un esempio pratico… ipotizziamo, per dire, che lanci per un cliente un progetto di email marketing. Il progetto comprende le campagne di list building (costruzione della lista email), e la sequenza di email sui contatti acquisiti, per creare la relazione, educarli e portarli all’acquisto.
Ipotizziamo che per realizzare questa campagna, ti fai pagare 2.500 euro di set up, e 900 euro al mese di gestione. Costi vivi a carico del cliente.
Lanci la campagna, e tutto funziona a meraviglia.
Tuttavia, quello che spesso succede è che le PMI cambiano strategia, portafoglio prodotti, obiettivi di mercato.
Magari dopo 5 mesi, nonostante la campagna sia un successo, il cliente decide di interromperla. Motivo? Cambio di strategia interno, dovuto ad un riassetto societario.
La campagna (perfetta!) che hai sviluppato, adesso è da buttare.
Se hai a che fare con PMI, un fenomeno di questo tipo accade più spesso di quanto si pensi. Se vendi i progetti con solo costo di set up, magari ci fai meno caso. Ma se sei un consulente che si fa pagare a canone mensile, tendi ad accorgertene di più (yes! io me ne accorgo e mi pesa).
Ed ecco la prima riflessione: nelle campagne marketing online, spesso è il consulente marketing l’elemento di stabilità del sistema.
Le aziende vanno e vengono, cambiano strategia, desiderano ogni volta proporre cose differenti.
Nel frattempo, il consulente di web marketing sviluppa e costruisce know how e metodologie vincenti e testate sul campo.
Ma allora… come sfruttare al meglio le metodologie sviluppate ed il lavoro svolto? Come evitare che una campagna ben fatta, dopo 5 mesi diventi inutilizzabile perché il cliente ha cambiato strategia?
Uno dei punti chiave è che tutto quello che sviluppi dovrebbe essere progettato (fin dall’inizio!) per essere utilizzato su più clienti. Magari la stessa campagna, con pochi ritocchi, potrebbe essere utilizzata da altre aziende: in settori simili ma anche in settori totalmente diversi.
Un secondo punto interessante è fare in modo che al consulente resti la proprietà e i diritti del lavoro sviluppato. Se ti interessa approfonire questi punti, senti un avvocato (io ho una laurea in ingegneria e in materia legale rischierei di dirti un sacco di cavolate!)
Qual è il risultato finale di tutto questo?
il risultato finale è che le esigenze dei clienti vanno e vengono; ma al consulente deve restare la proprietà o la riutilizzabilità del materiale sviluppato, in modo da non dover reinventare la ruota ogni volta.
Nel mondo del web marketing per PMI, quasi sempre è il consulente l’elemento di stabilità del sistema. Non è il cliente (le cui esigenze talvolta mutano in continuazione!)
Ed è meglio se questo punto lo tieni presente fin dall’inizio del progetto. Un progetto di marketing troppo personalizzato sul cliente (e quindi non rivendibile) diventa pericoloso perché non puoi riutilizzarlo su altri. In tal caso, se proprio devi svolgerlo, fatti pagare un premium price.
Nota: un possibile modo per rivendere le metodologie che hai sviluppato, è fare infomarketing. A tale proposito, ti rimando a questo articolo riguardo 2 possibili modalità di profitto con un infobusiness.
Scritto da Nicola il 7 luglio 2009 — marketing per professionisti
I modelli di business della consulenza e dei servizi sono spesso assai “duttili” e si prestano bene ad essere migliorati tramite web.
Quello che ti mostro di seguito è uno schemino che tengo presente nel design del mio modello di business. Si tratta di uno schema che potrebbe sembrare assai inconsueto per chi non è pratico dei nuovi modelli di business permessi da Internet.
Eccolo qui:
Come vedi, alla base ci sta l’infomarketing, cioè il marketing dei propri corsi, know how e metodologie.
Uno dei principali problemi di un consulente è che il tempo diventa collo di bottiglia alla propria redditività. In una giornata hai un certo numero di ore… superate quelle, non puoi svolgere altri progetti.
Il vantaggio dell’infomarketing è che il tempo non costituisce più un collo di bottiglia per il tuo profitto. Proprio perché “inglobi” il tuo know how in un prodotto, che può essere venduto a più clienti senza che tu debba fare alcun lavoro in più.
A differenza dei professionisti che scrivono gratuitamente articoli per giornali, o che scrivono libri in cambio di una piccola percentuale delle vendite, con l’infomarketing ottieni un margine prossimo al 100% su ogni prodotto che vendi.
In più, l’infomarketing è un ottimo strumento per farti pubblicità e far conoscere anche gli altri servizi della tua azienda.
I modelli di infomarketing disponibili per il consulente sono numerosi. Ad esempio, potresti basarti sulla vendita di corsi multimediali presenti in un catalogo. Oppure, potresti avere un sito ad abbonamento mensile, dove i tuoi clienti si registrano per ottenere il tuo materiale e metodologie.
E sono possibili tanti altri modelli, via via più sofisticati ed interessanti, che ti permettono di adattare l’infomarketing alle tue esigenze ed obiettivi personali.
Vediamo ora al secondo gradino… i servizi standard.
La premessa è che il tempo sia il principale collo di bottiglia al profitto del consulente.
Più riesci a standardizzare i servizi (delegandoli a collaboratori più giovani, o automatizzandoli il più possibile) più riesci a slegare il profitto che ottieni dal tempo che dedichi.
Internet mette a tua disposizione varie risorse per standardizzare i servizi e liberare il tuo tempo.
Tuttavia, non tutti i clienti si accontentano dei servizi standard. Alcuni di questi vorranno accesso diretto a te, per risolvere problematiche più “avanzate”.
A questi sono appunto destinate le consulenze “premium”, sulle quali potrai ottenere tariffe orarie più elevate.
Nota come avere 2 gradini sotto (infomarketing e servizi standard) ti permette di:
- soddisfare varie categorie di clienti, a livelli di prezzo differenti
- fornire ai clienti un percorso graduale di crescita
- dedicare il tuo tempo solo ai casi più importanti.
Sempre su questo tema, probabilmente può essere di tuo interesse questo altro mio articolo: marketing per professionisti ed infoprodotti.
Scritto da Nicola il 29 giugno 2009 — adwords, landing page
Era da un po’ che non ti mostravo qualche videata dagli account Adwords che seguo…
Oggi ti mostro questa, da una campagna “a 2 step” (a 2 passaggi) in un mercato b2b…

Come vedi dall’estratto sopra, la campagna è composta da 3 gruppi di annunci. Questi 3 gruppi convertono all’azione richiesta (la compilazione di un modulo) circa il 20% dei navigatori.
La campagna in questione va solo nella rete di contenuto.
20% di conversion è un buon risultato.
Però quello che non si vede qui è un altro aspetto interessante… la prima “conversion” richiesta è per una azione poco impegnativa (ad esempio: richiedere un consulto senza impegno). Quando il navigatore compila il modulo, atterra su una seconda landing page.
Questa seconda landing page richiede un’azione assai più impegnativa (ad esempio: chiedere un preventivo, lasciando informazioni complete sul proprio problema o sul proprio obiettivo), dove stavolta il lead vale molto di più per l’azienda ed è più facile da chiudere in vendita.
Il risultato è che circa 1/3 del pubblico che ha effettuato l’azione “poco impegnativa”, successivamente compila il modulo per richiedere il contatto più impegnativo. Circa il 7% dei navigatori iniziali.
La cosa interessante, è che chiedendo subito l’azione più impegnativa, i risultati sarebbero stati inferiori.
Questa tecnica è un esempio delle strategia delle offerte sequenziali. Attraverso le offerte sequenziali coinvolgi maggiormente l’utente, e riesci ad ottenere risultati impensabili con strategie differenti.
La strategia delle offerte sequenziali richiede uno studio ed un know how superiore rispetto a quello solitamente necessario per una normale landing page.
Un argomento simile è quello delle campagne sequenziali, sul quale trovi maggiori informazioni in questo articolo.
La differenza tra campagne sequenziali ed offerte sequenziali è questa…
In una campagna sequenziale, l’offerta (o le offerte) vengono presentate in un intervallo di tempo solitamente medio-lungo.
Con le offerte sequenziali, il potenziale cliente trova le offerte in un intervallo di tempo relativamente breve.
Una delle strategie che talvolta conviene usare, è quella di combinare insieme campagne sequenziali ed offerte sequenziali. In modo da garantirsi maggiori probabilità di successo e maggiori introiti.
Se desideri vedere alcune di queste strategie in funzione, registrati al lancio di ACR (Acquisizione Clienti Rapida), che sto seguendo insieme a Giulio: trovi qui la pagina di registrazione, e qui la pagina di vendita.
Btw, il corso Acquisizione Clienti Rapida verrà messo in vendita domani.
Trovi gli aggiornamenti nel blog Acquisire Clienti.
Scritto da Nicola il 23 giugno 2009 — email marketing, lead generation
Nell’articolo della settimana scorsa ti avevo raccontato alcune strategie che stavo mettendo a confronto.
Le strategie in questione riguardavano l’uso di blog + email sui contatti acquisiti.
Tra i commenti all’articolo, tornava una questione di fondo: vale la pena mettere in pratica questa complessa strategia, che prevede di inviare email ai contatti acquisiti, e magari anche preparare appositi articoli nel blog?
La mia risposta, in molti casi è… meglio dare priorità alla lead generation, cioè alla generazione di contatti commerciali.
Come prima cosa acquisisci contatti da potenziali clienti interessati. E solo dopo (se hai voglia ed opportunità) dedicati a creare campagne blog + email su questi.
Un caso in cui sia meglio dare priorità ad email + blog? conviene dare priorità ad email (+ eventuale supporto blog) nel caso in cui tu abbia già una lista numerosa di prospect: prospect che già ti conoscono e che si sono registrati alla tua newsletter.
In mancanza di una lista numerosa, meglio partire dalle fondamenta, cioè dall’acquisizione dei contatti.
Ora ti faccio vedere una cosa…
Con Giulio, stiamo per lanciare un nuovo corso multimediale online, dedicato all’acquisire clienti.
La metodologia che stiamo per proporre si chiamerà Acquisizione Clienti Rapida.
A tale proposito, siamo partiti dalle metodologie che tanti clienti dei nostri corsi avevano già acquistato e applicato in passato (Acquisizione Clienti Vincente, Internet Business Vincente, etc) e la abbiamo ulteriormente velocizzata.
Il problema che ci siamo posti infatti è… “ok, abbiamo visto che la metodologia piace, i clienti la applicano e sono soddisfatti perché ottengono risultati concreti. Tuttavia, tra una cosa e l’altra, a volte passa un mese da quando comprano il corso a quando mettono effettivamente in pratica la metodologia e realizzano il proprio sistema di acquisizione clienti. Come potremmo rendere ancora più semplice e veloce la cosa?”
L’obiettivo quindi è diventato… creare una metodologia per realizzare una campagna di acquisizione clienti in meno di 3 ore. E da questo obiettivo è nato appunto ACR.
Un sistema che ti permetta di creare in meno di 3 ore la tua campagna di acquisizione clienti.
Proprio oggi sta per iniziare l’invio del materiale informativo prima della messa in vendita del prodotto… ti consiglio di darci un’occhiata, anche per la documentazione interessante e gratuita che troverai. La pagina per accedere al materiale è questa, della quale ti mostro anche la videata:

Abbiamo pensato questa metodologia come introduzione agli altri nostri sistemi e corsi multimediali online. Con lo scopo di dare qualcosa facile da implementare e che porti risultati rapidamente.
A questo prodotto ne seguiranno altri, pensati per chi ha già creato un proprio sistema di acquisizione clienti online (magari seguendo qualcuna delle nostre metodologie), e ora desidera migliorare ulteriormente l’efficacia ed il ritorno economico.
A presto per altri aggiornamenti.
Scritto da Nicola il 16 giugno 2009 — blog aziendali, email marketing
Oggi ti mostro i risultati di alcuni piccoli test che sto facendo… un test per trovare il giusto mix tra risultati (ovviamente in termini economici!) e sforzo per ottenerli.
L’argomento è quello del marketing relazionale. Utilizzando congiuntamente blog ed email.
Parliamo prima di email. Sostanzialmente hai 2 meccanismi base nell’email marketing…
…broadcast o autoresponder.
Broadcast è quando invii un’email alla tua lista. Il broadcast in genere sfrutta contenuti freschi: aggiornamenti e novità.
Ad esempio, potresti comunicare via broadcast le tue nuove offerte. Oppure potresti segnalare la tua ultima riflessione su un particolare argomento.
Viceversa, la sequenza autoresponder è una sequenza scritta tempo prima.
Con l’autoresponder, quando una persona si iscrive alla tua lista, inizia a ricevere una serie di email automatizzate.
L’automatismo riguarda l’intervallo nel quale le riceve (ad esempio: il giorno in cui si è iscritto riceve l’email 1. Il giorno dopo riceve l’email 2. Quattro giorni dopo riceve l’email 3. Quattro giorni dopo ancora riceve l’email 4. E così via…)
In più, l’automatismo riguarda anche la personalizzazione dell’email. Ad esempio, lo saluti personalizzando l’email con il suo nome.
In genere, sia per i broadcast che per gli autoresponder, io personalmente uso servizi come Aweber.com o Getresponse.com.
Eccoti una videata di un articolo, dal mio pannello autoresponder su Aweber:

Parliamo adesso di blog.
Nei blog puoi avere 2 tipologie di articoli…
…articoli pianificati
o articoli freschi.
Anche in questo caso, gli articoli pianificati sono stati magari scritti settimane prima.
Gli articoli freschi invece sono quelli che scrivi e pubblichi al momento, magari sull’onda delle ultimissime novità.
Ehi, so già cosa alcuni staranno pensando… che sarebbe troppo difficile scrivere articoli nel blog settimane prima, e programmarne la pubblicazione nel tempo.
Beh, il trucco è usare contenuti sempreverdi. Ti faccio un esempio… in questo blog, la maggior parte degli articoli che vedi pubblicati da fine aprile 2009 ad inizio giugno erano preprogrammati.
Mi sono messo una domenica sera, e nel giro di un’ora e 1/2 li avevo scritti tutti… e programmati per uscire nel corso di quasi 2 mesi.
Gli stessi articoli, leggermente modificati, li avevo aggiunti anche alla mia sequenza autoresponder. Tanto per far rendere in più modi il lavoro svolto!
Ok, fatte queste premesse, ti mostro ora una tabella con…
…3 strategie per blog + email marketing.
Eccola subito qui:

Ti mostra 3 strategie che puoi usare nell’applicare congiuntamente blog + email marketing nel tuo marketing sui contatti acquisiti.
Quella che ho usato io in questo blog (la strategia completamente automatizzata) è la più facile e veloce da applicare. Lavori una volta, i risultati durano a lungo.
Però come efficacia è inferiore ad un’altra, che da alcuni test che ho svolto in altri contesti è forse un compromesso ideale; e cioè: sequenza autoresponder nelle email, però nel blog preferisci contenuti freschi.
Questo perchè sfrutti il blog come elemento di credibilità per facilitare la vendita. E se hai contenuti freschi, sei percepito come più credibile.
Con la strategia ibrida, poco lavoro in più ti permette di ottenere risultati più interessanti.
Ad ogni modo, la strategia più efficace in assoluto (se hai la voglia ed il tempo per realizzarla) è quella di avere contenuti freschi sia per blog che per l’email. Più lavoro, ma anche migliori risultati.
Ma…
Come ricavare idee nuove
per articoli da scrivere?
Il problema della strategia broadcast è ricavare idee fresche ed interessanti ogni volta.
Una delle tecniche che puoi usare è quella che tempo fa ho chiamato “tecnica del mantra”. Ne parlava anche Francesco, in questo articolo.
Con la tecnica del mantra, ti segni da qualche parte un elenco di messaggi chiave che vuoi trasmettere al tuo pubblico e ai tuoi potenziali clienti.
E ogni volta scrivi un articolo diverso, prendendo spunto da questi messaggi chiave.
Se vedi gli articoli di questo blog scritti nei primi mesi del 2008, vedrai che quasi tutti seguono questa tecnica!
Uno degli articoli più interessanti da avere è quello del caso studio. Ecco qui un esempio.
Il caso studio è una tipologia di articolo utilissima da avere nel tuo blog. Perché aumenta in chi non ti conosce la credibilità dei tuoi prodotti e servizi. E anche perchè crea in chi legge il desiderio di imitazione (cioè il desiderio di imitare i risultati ottenuti nel tuo caso studio).
Quale strategia userò prossimamente? Automatizzata, ibrida o broadcast? pensavo di passare a quella broadcast. Aggiungendo qualche novità. Ok, per oggi finisco qui!
PS: se hai un blog, questo articolo sulla comunicazione implicita potrebbe essere di tuo interesse.
Scritto da Nicola il 9 giugno 2009 — commercio elettronico
A volte succede questo… hai individuato un mercato “caldo” nel quale entrare. Utilizzando Internet per farti conoscere.
Hai pensato all’approccio di comunicazione, a come generare traffico e a come strutturare un modello commerciale forte, che ottimizzi i tuoi guadagni.
Ti manca solo una cosa: i fornitori. Inizi a cercare, ma i preventivi che ti arrivano propongono prezzi d’acquisto troppo elevati. Non ci staresti con i margini.
Come fare in questo caso?
Su Marketing 80/20 trovi alcuni suggerimenti utili se ti trovi in una condizione come questa. Con l’indicazione dei siti da controllare, e anche uno spunto per quale email scrivere (in Inglese) per chiedere un’offerta. Ideale se sei alla ricerca di prezzi bassi, per prodotti fisici da rivendere.